Dissociarsi da ciò che sentono le nostre orecchie è un esercizio al quale, ho l'impressione, si è sempre più abituati. Chi più, chi meno.Ovunque sia passata la notizia dell'esplosione nel centro di Oslo, non lontano dal palazzo che ospita gli uffici del primo ministro seguita da quella del feroce attentato ad Utoya, la rima baciata scontata che abbiamo ascoltato o letto è stata "attentati di matrice islamica", già, la eco più naturale. Ma chi un minimo si interessa a ciò che accade fuori dal suolo patrio sa benissimo che la Norvegia sarebbe uno degli ultimi posti al mondo nel quale potrebbe verificarsi una reale aggressione da parte di sedicenti 'gruppi islamici'.
Eh, no! Questa volta 'il fondamentalista' è cristiano! Ed è strano notare come si voglia ricondurre il suo atto a quello di un isolato psicopatico che non rappresenta nessun altro che sé stesso.
Ad ogni modo, può un sociopatico di nome Breivik orchestrare da solo ben 2 attentati ?
Magari la questione è molto più complessa di quanto qualsiasi agenzia indipendente possa immaginare, ma è bene tenere presente qualche informazione di massima.
Magari la questione è molto più complessa di quanto qualsiasi agenzia indipendente possa immaginare, ma è bene tenere presente qualche informazione di massima.
Tornando alla semplicità delle complessità, si ha l'impressione che il gioco socio-psicologico consista nell'input di una reazione da parte della Norvegia, della sua gente e del suo governo, nella volontà che emergano le ultra-destre in Europa, che si distinguano.. rimescolandosi in rimpasti propedeutici, del resto servono uomini, uomini che si facciano 'mezzo' più che messaggeri, altro caos.
Suggestivo, vero? Se non fosse che non è affatto divertente..
Alla Norvegia si chiederà una stretta sulle misure anti-terrorismo:
" eh, no.. Il vostro non è un Paese sicuro!".
" eh, no.. Il vostro non è un Paese sicuro!".
Chi si è occupato di queste misure in passato? Chi se ne occupa ora? Chi se ne occuperà ?
Il primo ministro Jens Stoltenberg dopo gli attacchi ha dichiarato:
«Il nostro marchio di fabbrica è una società aperta, una società sicura dove si può partecipare al dibattito politico senza subire alcuna minaccia. È questo che è sotto attacco oggi, e a questo dobbiamo rispondere»
«Il nostro marchio di fabbrica è una società aperta, una società sicura dove si può partecipare al dibattito politico senza subire alcuna minaccia. È questo che è sotto attacco oggi, e a questo dobbiamo rispondere»
Sconfinata solidarietà ai norvegesi.
( si consiglia la visione dei link in fondo alla pagina )
Massacro del 22 luglio in Norvegia: tentacoli sionisti dietro l'attentato ?
dal blog di Myriam Marino
Il massacro del 22 luglio
Norvegia ed Israele
María José Lera y Ricardo García Pérez
Il massacro del 22 luglio in Norvegia si è svolto in un contesto a cui vale la pena prestare attenzione. Vi sono stati due attentati, uno contro la sede del governo e l’altro nell’isola di Utaya, a distanza di due ore l’uno dall’altro.
Nell’isola di Utaya si stava svolgendo una “riunione-campo” della Lega Giovanile dei Lavoratori del Partito Laburista (Arbeidaranes Ungdomsfylking, AUF) il cui rappresentante Eskil Pedersen è uno dei difensori più importanti e di grande rilievo del boicottaggio d’Israele in Europa.
Boicottaggio d’Israele
La partecipazione della Norvegia al boicottaggio di Israele è fondamentale e tocca diverse sensibilità. Il boicottaggio universitario è stato guidato da una delle istituzioni accademiche più importanti della Norvegia, l’Università di Bergen, a favore del boicottaggio accademico contro Israele per il suo comportamento paragonato all’apartheid (YNET, 24 gennaio 2010); accompagnata dalla giunta dei rettori dell’Università di Trondheim, che ha discusso e votato per decidere se aderire o meno al boicottaggio accademico contro Israele.
Già in aprile, questo boicottaggio universitario aveva dato i suoi frutti: Alan M. Dershowitz recandosi in Norvegia si era offerto per tenere delle conferenze su Israele nelle tre università più importanti, ma tutte e tre gli avevano rifiutato l’offerta, mentre erano stati invitati Ilan Pappé, e Stephen Walt. La rimostranza di Desrhowitz per il «boicottaggio norvegese contro gli oratori pro-Israele» si può leggere su: http://soysionista.blogspot.com/2011/04/el-boicot-de-noruega-los-oradores-pro.html.
Il ministro degli esteri norvegese, Jonas Gahr Store, il giorno prima del massacro aveva detto: «L’occupazione deve cessare, il muro deve essere abbattuto e bisogna farlo subito»… e lo ha detto nello stesso campo in cui si è consumata la mattanza (fonte: http://tinyurl.com/3zhsj4w).
Nella foto: La AUF chiede il boicottaggio d’ Israele. Jonas Gahr Store, ministro degli esteri norvegese, è stato ricevuto lo scorso giovedì nel campo estivo della AUF nell’isola Utaya, dove ha ascoltato la petizione per il riconoscimento dello Stato palestinese da parte della Norvegia. Il ministro ha visitato il campo estivo organizzato da Eskil Pedersen, dirigente della AUF (Reuters).
Mercoledì scorso, Eskil Pedersen aveva affermato che la Lega Giovanile dei Lavoratori (AUF) vuole che la Norvegia imponga un embargo economico unilaterale su Israele.
«L’AUF assumerà una politica più attiva in Medio Oriente e dobbiamo riconoscere alla Palestina. “Il danaro è solo danaro”, adesso dobbiamo spingere il processo di pace verso un’altra direzione», ha dichiarato Pedersen.
La campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) è stata appoggiata nel gennaio del 2006 dalla Ministra dell’Economía (http://www.elreloj.com/article.php?id=16385) e si è concretizzata con il ritiro degli investimenti. Il 23 agosto del 2010 la Norvegia comunicava che il Fondo Norvegese del Petrolio (Norway Oil Fund) avrebbe ritirato i suoi investimenti dalla compagnia di costruzioni internazionale Danya Cebus, che appartiene al fondo d’investimento Africa-Israele. Secondo Sigbjoern Johnsen, Ministra dell’Economia «“Il Consiglio dell’Etica” sottolinea che la costruzione degli insediamenti nei territori occupati costituisce una violazione della Convenzione di Ginevra sulla Protezione dei Civili in Tempo di Guerra”. “Varie risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sentenze del Tribunale Internazionale di Giustizia hanno concluso che la costruzione di insediamenti israeliani nei territori occupati palestinesi è proibita dalla Convenzione. (http://www.nocturnar.com/forum/economia/427216-fondo-noruego-retira-inversiones-de-companias-israelies.html)
Il ritiro degli investimenti si è esteso anche al commercio delle armi e nel settembre del 2009 è stato cancellato l’investimento in Elbit, impresa israeliana di armi. (http://www.haaretz.com/news/israel-summons-norway-envoy-to-protest-divestment-from-arms-firm-1.8535). Oltre ad avere bandito la vendita di armi ad Israele, nel giugno del 2010, di fronte alle uccisioni da parte di Israele dei nove attivisti turchi nell’attacco alla Flotilla, la Ministra norvegese dell’Istruzione ha lanciato un appello internazionale perché il boicottaggio contro le imprese israeliane fosse condiviso dal resto della Comunità Internazionale (http://www.swedishwire.com/nordic/4809-norway-calls-for-boycott-on-arms-to-israel).
Il boicottaggio norvegese è fortemente sostenuto anche dalla sua popolazione. Secondo fonti israeliane, nel 2010 il 40 per cento dei norvegesi si è rifiutato di comprare prodotti israeliani (http://www.ynetnews.com/articles/0.7340.L-3898052.00.html)
Appoggio al popolo palestinese
La Norvegia oltre a distinguersi nel boicottaggio contro Israele, lo ha fatto anche nel dichiarare e riconoscere lo Stato palestinese. Il 19 luglio il presidente palestinese Mahmoud Abbas è andato in Norvegia e il Ministro degli esteri norvegese, Jonas Gahr Store, ha dichiarato sul canale TV2 che il suo Paese è disposto a riconoscere lo Stato palestinese. Queste sono le parole che ha ripetuto durante l’incontro sull’isola di Utaya: «Siamo disposti a riconoscere lo Stato palestinese. Sto aspettando il testo concreto della risoluzione che i palestinesi presenteranno a settembre presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite»(fonte:http://english.ruvr.ru/2011/07/19/53408557.html).
In autunno il presidente palestinese Mahmoud Abbas esporrà la questione presso le Nazioni Unite, dove chiederà l’ingresso all’ONU, il riconoscimento dello Stato palestinese secondo i confini precedenti alla guerra del 1967 e Gerusalemme Est come sua capitale. Né gli Stati Uniti né l’Unione Europea appoggiano la creazione di uno Stato palestinese indipendente.
Inoltre, all’ex ministro degli esteri, Kare Willoch, recentemente gli è stato regalato un passaporto palestinese. Willoch ha espresso il suo appoggio ai palestinesi e alla loro situazione: «Ho capito la gravissima ingiustizia che il popolo palestinese subisce e che in effetti tutto il mondo occidentale ha in questo una grande responsabilità» (fonte: http://theforeigner.no/pages/news/abbas-to-meet-norwegian-foreign-minister/).
Le reazioni d’Israele
Israele non ignora tutte queste vicende. Il 15 novembre del 2010 la stampa israeliana pubblicava: “La Norvegia incita l’odio contro di noi” (fonte: ynetnews.com), dando luogo ad un incidente diplomatico. Israele ha accusato il governo norvegese di finanziare e fomentare sfacciatamente l’istigazione contro Israele. In quel caso le critiche riguardavano il finanziamento e la partecipazione della Norvegia alla diffusione di opere che informavano sulle sofferenze dei bambini a Gaza.
Questo è il testo completo della notizia:
Secondo alcuni rapporti consegnati al Ministro degli Esteri a Gerusalemme, il municipio di Trondheim finanzierà un viaggio a New York agli studenti protagonisti dell’opera Monologhi di Gaza, «che parla delle sofferenze dei bambini di Gaza come conseguenza dell’occupazione israeliana».
L’opera, scritta da un palestinese di Gaza, verrà presentata nella sede delle Nazioni Unite. L’esibizione si somma ad una mostra di un artista norvegese, già esposta a Damasco, Beirut e Amman con la collaborazione delle ambasciate della Norvegia in Siria, Libano e Giordania.
L’esposizione mostra bambini palestinesi morti accanto a caschi dell’Esercito israeliano che ricordano i caschi dei soldati nazisti, ed una bandiera israeliana zuppa di sangue.
I norvegesi contribuiscono anche a distribuire nei festival del cinema di tutto il mondo un documentario intitolato Tears of Gaza («Lacrime di Gaza»). Secondo il Ministro degli Esteri a Gerusalemme, il documento parla delle sofferenze dei bambini di Gaza senza citare Hamas, i razzi lanciati su Israele e il suo diritto a difendersi.
Nel documentario si vedono gli abitanti di Gaza che cantano Itbah al-Yahud, ma la traduzione norvegese dice «massacrate gli israeliani» invece di «massacrate gli ebrei». ( nota personale: può sembrare scorretto, ma la 'sottigliezza' non è ancora d'uso comune tra tutti i palestinesi, specie tra quelli che non sono mai usciti dal loro villaggio isolato da ebrei - o sionisti - o coloni - o israeliani )
Da poco è stato pubblicato, un libro scritto da medici norvegesi, unici stranieri a Gaza a concedere interviste durante l’Operazione Piombo Fuso. Il libro, che accusa i soldati dell’Esercito d’Israele di uccidere deliberatamente donne e bambini, è un successo di vendite in Norvegia ed è stato caldamente raccomandato dal ministro degli esteri, Jonas Gahr Store.
L’ambasciata israeliana in Norvegia ha protestato energicamente contro la partecipazione delle autorità alla demonizzazione d’Israele. «La politica ufficiale e dichiarata della Norvegia parla di comprensione e riconciliazione –ha detto la sera di domenica un’autorità israeliana--, ma dalla guerra di Gaza, la Norvegia è diventata una superpotenza nella esportazione di materiale multimediale diretto a delegittimare Israele mentre impiega il denaro dei contribuenti norvegesi per produrre e diffondere questi materiali».
Daniel Avalon, vice-ministro degli Esteri d’Israele, in una riunione con i membri del parlamento norvegese, ha dichiarato: «questo tipo di attività allontana la possibilità di riconciliazione e favorisce una radicalizzazione della posizione palestinese che gli impedisce di negoziare».
I norvegesi hanno risposto alle critiche israeliane dicendo che il governo appoggia la libertà di espressione e che non interverrà per alterare il contenuto delle opere d’arte.
Fonte; http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3984621,00.html
La stampa israeliana ha pubblicato diversi articoli evidenziando che le relazioni tra i due Stati non stanno vivendo il loro momento migliore. Occorre aggiungere che la Norvegia ha sempre mantenuto il dialogo con Hamas da quando venne formato un governo di unità nel 2007, prendendo le distanze dalla posizione statunitense ed europea e, come c’era da aspettarselo, irritando oltremodo Israele. (http://www.norway.org.ps/News_and_events/Press_Release/Facts_about_Norway%E2%80%99s_position_with_regard_to_Hamas/) (http://news.bbc.co.uk/2/hi/6470669.stm).
I cattivi rapporti riemergono nelle dichiarazioni dello stesso Presidente israeliano, Simon Peres, il quale lo scorso maggio ha dichiarato che dialogare con Hamas significa sostenere questa organizzazione terroristica, al quale Jonas Gahr Store -ministro degli esteri norvegese- ha risposto: «condanniamo le organizzazioni coinvolte nel terrorismo, ma la Norvegia ritiene che possedere delle liste in cui includere un’organizzazione per additarla come terrorista non serva ai nostri obiettivi» (http://www.newsinenglish.no/2011/05/06/peres-criticizes-norway-on-hamas/).
Come se fossero i norvegesi a mettere sul tavolo la “definizione di terrorismo”, una semplice etichetta che dà un nome a delle liste e condanna immediatamente milioni di persone ad un blocco genocida o ad un attacco mortale.
Curiosamente, il «terrorista» norvegese accusato del massacro, Anders Behring Breivik, viene segnalato come titolare di un blog chiamato «Fjordman» ed i suoi messaggi da tempo vengono pubblicati con i link Jihad Watch e Gates of Vienna http://www.wakeupfromyourslumber.com/blog/joeblow/zionists-admit-breivik-fjordman-breivik-rightist-mass-murderer-atlas-shrugged-contribut). Se è così, il blog di Fjordman dimostra che Breivik sarebbe un estremista neocon che odia gli immigrati e soprattutto i musulmani, oltre ad essere pro-israeliano; vedi il blog, «perché la lotta di Israele è anche la nostra lotta» (http://vladtepesblog.com/?p=21434).
Può darsi che alla fine i tentacoli d’Israele non siano così lontani da questa strage; non sarebbe certo la prima che commette né purtroppo l’ultima Certo la Lega Giovanile Norvegese dei Lavoratori (AUF), il ministro degli esteri norvegese e tutto il suo governo hanno ricevuto un durissimo colpo.
Chi più condanna la politica genocida d’Israele contro il popolo palestinese è chi soffrirà di più, previamente avvertito da Israele per la sua “tremenda audacia”... che nel linguaggio israeliano significa pagarne le conseguenze.
Norvegia ed Israele
María José Lera y Ricardo García Pérez
Il massacro del 22 luglio in Norvegia si è svolto in un contesto a cui vale la pena prestare attenzione. Vi sono stati due attentati, uno contro la sede del governo e l’altro nell’isola di Utaya, a distanza di due ore l’uno dall’altro.
Nell’isola di Utaya si stava svolgendo una “riunione-campo” della Lega Giovanile dei Lavoratori del Partito Laburista (Arbeidaranes Ungdomsfylking, AUF) il cui rappresentante Eskil Pedersen è uno dei difensori più importanti e di grande rilievo del boicottaggio d’Israele in Europa.
Boicottaggio d’Israele
La partecipazione della Norvegia al boicottaggio di Israele è fondamentale e tocca diverse sensibilità. Il boicottaggio universitario è stato guidato da una delle istituzioni accademiche più importanti della Norvegia, l’Università di Bergen, a favore del boicottaggio accademico contro Israele per il suo comportamento paragonato all’apartheid (YNET, 24 gennaio 2010); accompagnata dalla giunta dei rettori dell’Università di Trondheim, che ha discusso e votato per decidere se aderire o meno al boicottaggio accademico contro Israele.
Già in aprile, questo boicottaggio universitario aveva dato i suoi frutti: Alan M. Dershowitz recandosi in Norvegia si era offerto per tenere delle conferenze su Israele nelle tre università più importanti, ma tutte e tre gli avevano rifiutato l’offerta, mentre erano stati invitati Ilan Pappé, e Stephen Walt. La rimostranza di Desrhowitz per il «boicottaggio norvegese contro gli oratori pro-Israele» si può leggere su: http://soysionista.blogspot.com/2011/04/el-boicot-de-noruega-los-oradores-pro.html.
Il ministro degli esteri norvegese, Jonas Gahr Store, il giorno prima del massacro aveva detto: «L’occupazione deve cessare, il muro deve essere abbattuto e bisogna farlo subito»… e lo ha detto nello stesso campo in cui si è consumata la mattanza (fonte: http://tinyurl.com/3zhsj4w).
Nella foto: La AUF chiede il boicottaggio d’ Israele. Jonas Gahr Store, ministro degli esteri norvegese, è stato ricevuto lo scorso giovedì nel campo estivo della AUF nell’isola Utaya, dove ha ascoltato la petizione per il riconoscimento dello Stato palestinese da parte della Norvegia. Il ministro ha visitato il campo estivo organizzato da Eskil Pedersen, dirigente della AUF (Reuters).
Mercoledì scorso, Eskil Pedersen aveva affermato che la Lega Giovanile dei Lavoratori (AUF) vuole che la Norvegia imponga un embargo economico unilaterale su Israele.
«L’AUF assumerà una politica più attiva in Medio Oriente e dobbiamo riconoscere alla Palestina. “Il danaro è solo danaro”, adesso dobbiamo spingere il processo di pace verso un’altra direzione», ha dichiarato Pedersen.
La campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) è stata appoggiata nel gennaio del 2006 dalla Ministra dell’Economía (http://www.elreloj.com/article.php?id=16385) e si è concretizzata con il ritiro degli investimenti. Il 23 agosto del 2010 la Norvegia comunicava che il Fondo Norvegese del Petrolio (Norway Oil Fund) avrebbe ritirato i suoi investimenti dalla compagnia di costruzioni internazionale Danya Cebus, che appartiene al fondo d’investimento Africa-Israele. Secondo Sigbjoern Johnsen, Ministra dell’Economia «“Il Consiglio dell’Etica” sottolinea che la costruzione degli insediamenti nei territori occupati costituisce una violazione della Convenzione di Ginevra sulla Protezione dei Civili in Tempo di Guerra”. “Varie risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sentenze del Tribunale Internazionale di Giustizia hanno concluso che la costruzione di insediamenti israeliani nei territori occupati palestinesi è proibita dalla Convenzione. (http://www.nocturnar.com/forum/economia/427216-fondo-noruego-retira-inversiones-de-companias-israelies.html)
Il ritiro degli investimenti si è esteso anche al commercio delle armi e nel settembre del 2009 è stato cancellato l’investimento in Elbit, impresa israeliana di armi. (http://www.haaretz.com/news/israel-summons-norway-envoy-to-protest-divestment-from-arms-firm-1.8535). Oltre ad avere bandito la vendita di armi ad Israele, nel giugno del 2010, di fronte alle uccisioni da parte di Israele dei nove attivisti turchi nell’attacco alla Flotilla, la Ministra norvegese dell’Istruzione ha lanciato un appello internazionale perché il boicottaggio contro le imprese israeliane fosse condiviso dal resto della Comunità Internazionale (http://www.swedishwire.com/nordic/4809-norway-calls-for-boycott-on-arms-to-israel).
Il boicottaggio norvegese è fortemente sostenuto anche dalla sua popolazione. Secondo fonti israeliane, nel 2010 il 40 per cento dei norvegesi si è rifiutato di comprare prodotti israeliani (http://www.ynetnews.com/articles/0.7340.L-3898052.00.html)
Appoggio al popolo palestinese
La Norvegia oltre a distinguersi nel boicottaggio contro Israele, lo ha fatto anche nel dichiarare e riconoscere lo Stato palestinese. Il 19 luglio il presidente palestinese Mahmoud Abbas è andato in Norvegia e il Ministro degli esteri norvegese, Jonas Gahr Store, ha dichiarato sul canale TV2 che il suo Paese è disposto a riconoscere lo Stato palestinese. Queste sono le parole che ha ripetuto durante l’incontro sull’isola di Utaya: «Siamo disposti a riconoscere lo Stato palestinese. Sto aspettando il testo concreto della risoluzione che i palestinesi presenteranno a settembre presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite»(fonte:http://english.ruvr.ru/2011/07/19/53408557.html).
In autunno il presidente palestinese Mahmoud Abbas esporrà la questione presso le Nazioni Unite, dove chiederà l’ingresso all’ONU, il riconoscimento dello Stato palestinese secondo i confini precedenti alla guerra del 1967 e Gerusalemme Est come sua capitale. Né gli Stati Uniti né l’Unione Europea appoggiano la creazione di uno Stato palestinese indipendente.
Inoltre, all’ex ministro degli esteri, Kare Willoch, recentemente gli è stato regalato un passaporto palestinese. Willoch ha espresso il suo appoggio ai palestinesi e alla loro situazione: «Ho capito la gravissima ingiustizia che il popolo palestinese subisce e che in effetti tutto il mondo occidentale ha in questo una grande responsabilità» (fonte: http://theforeigner.no/pages/news/abbas-to-meet-norwegian-foreign-minister/).
Le reazioni d’Israele
Israele non ignora tutte queste vicende. Il 15 novembre del 2010 la stampa israeliana pubblicava: “La Norvegia incita l’odio contro di noi” (fonte: ynetnews.com), dando luogo ad un incidente diplomatico. Israele ha accusato il governo norvegese di finanziare e fomentare sfacciatamente l’istigazione contro Israele. In quel caso le critiche riguardavano il finanziamento e la partecipazione della Norvegia alla diffusione di opere che informavano sulle sofferenze dei bambini a Gaza.
Questo è il testo completo della notizia:
Secondo alcuni rapporti consegnati al Ministro degli Esteri a Gerusalemme, il municipio di Trondheim finanzierà un viaggio a New York agli studenti protagonisti dell’opera Monologhi di Gaza, «che parla delle sofferenze dei bambini di Gaza come conseguenza dell’occupazione israeliana».
L’opera, scritta da un palestinese di Gaza, verrà presentata nella sede delle Nazioni Unite. L’esibizione si somma ad una mostra di un artista norvegese, già esposta a Damasco, Beirut e Amman con la collaborazione delle ambasciate della Norvegia in Siria, Libano e Giordania.
L’esposizione mostra bambini palestinesi morti accanto a caschi dell’Esercito israeliano che ricordano i caschi dei soldati nazisti, ed una bandiera israeliana zuppa di sangue.
I norvegesi contribuiscono anche a distribuire nei festival del cinema di tutto il mondo un documentario intitolato Tears of Gaza («Lacrime di Gaza»). Secondo il Ministro degli Esteri a Gerusalemme, il documento parla delle sofferenze dei bambini di Gaza senza citare Hamas, i razzi lanciati su Israele e il suo diritto a difendersi.
Nel documentario si vedono gli abitanti di Gaza che cantano Itbah al-Yahud, ma la traduzione norvegese dice «massacrate gli israeliani» invece di «massacrate gli ebrei». ( nota personale: può sembrare scorretto, ma la 'sottigliezza' non è ancora d'uso comune tra tutti i palestinesi, specie tra quelli che non sono mai usciti dal loro villaggio isolato da ebrei - o sionisti - o coloni - o israeliani )
Da poco è stato pubblicato, un libro scritto da medici norvegesi, unici stranieri a Gaza a concedere interviste durante l’Operazione Piombo Fuso. Il libro, che accusa i soldati dell’Esercito d’Israele di uccidere deliberatamente donne e bambini, è un successo di vendite in Norvegia ed è stato caldamente raccomandato dal ministro degli esteri, Jonas Gahr Store.
L’ambasciata israeliana in Norvegia ha protestato energicamente contro la partecipazione delle autorità alla demonizzazione d’Israele. «La politica ufficiale e dichiarata della Norvegia parla di comprensione e riconciliazione –ha detto la sera di domenica un’autorità israeliana--, ma dalla guerra di Gaza, la Norvegia è diventata una superpotenza nella esportazione di materiale multimediale diretto a delegittimare Israele mentre impiega il denaro dei contribuenti norvegesi per produrre e diffondere questi materiali».
Daniel Avalon, vice-ministro degli Esteri d’Israele, in una riunione con i membri del parlamento norvegese, ha dichiarato: «questo tipo di attività allontana la possibilità di riconciliazione e favorisce una radicalizzazione della posizione palestinese che gli impedisce di negoziare».
I norvegesi hanno risposto alle critiche israeliane dicendo che il governo appoggia la libertà di espressione e che non interverrà per alterare il contenuto delle opere d’arte.
Fonte; http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3984621,00.html
La stampa israeliana ha pubblicato diversi articoli evidenziando che le relazioni tra i due Stati non stanno vivendo il loro momento migliore. Occorre aggiungere che la Norvegia ha sempre mantenuto il dialogo con Hamas da quando venne formato un governo di unità nel 2007, prendendo le distanze dalla posizione statunitense ed europea e, come c’era da aspettarselo, irritando oltremodo Israele. (http://www.norway.org.ps/News_and_events/Press_Release/Facts_about_Norway%E2%80%99s_position_with_regard_to_Hamas/) (http://news.bbc.co.uk/2/hi/6470669.stm).
I cattivi rapporti riemergono nelle dichiarazioni dello stesso Presidente israeliano, Simon Peres, il quale lo scorso maggio ha dichiarato che dialogare con Hamas significa sostenere questa organizzazione terroristica, al quale Jonas Gahr Store -ministro degli esteri norvegese- ha risposto: «condanniamo le organizzazioni coinvolte nel terrorismo, ma la Norvegia ritiene che possedere delle liste in cui includere un’organizzazione per additarla come terrorista non serva ai nostri obiettivi» (http://www.newsinenglish.no/2011/05/06/peres-criticizes-norway-on-hamas/).
Come se fossero i norvegesi a mettere sul tavolo la “definizione di terrorismo”, una semplice etichetta che dà un nome a delle liste e condanna immediatamente milioni di persone ad un blocco genocida o ad un attacco mortale.
Curiosamente, il «terrorista» norvegese accusato del massacro, Anders Behring Breivik, viene segnalato come titolare di un blog chiamato «Fjordman» ed i suoi messaggi da tempo vengono pubblicati con i link Jihad Watch e Gates of Vienna http://www.wakeupfromyourslumber.com/blog/joeblow/zionists-admit-breivik-fjordman-breivik-rightist-mass-murderer-atlas-shrugged-contribut). Se è così, il blog di Fjordman dimostra che Breivik sarebbe un estremista neocon che odia gli immigrati e soprattutto i musulmani, oltre ad essere pro-israeliano; vedi il blog, «perché la lotta di Israele è anche la nostra lotta» (http://vladtepesblog.com/?p=21434).
Può darsi che alla fine i tentacoli d’Israele non siano così lontani da questa strage; non sarebbe certo la prima che commette né purtroppo l’ultima Certo la Lega Giovanile Norvegese dei Lavoratori (AUF), il ministro degli esteri norvegese e tutto il suo governo hanno ricevuto un durissimo colpo.
Chi più condanna la politica genocida d’Israele contro il popolo palestinese è chi soffrirà di più, previamente avvertito da Israele per la sua “tremenda audacia”... che nel linguaggio israeliano significa pagarne le conseguenze.
*María José Lera è professoressa all’Università di Siviglia e Ricardo García Pérez è traduttore.
Link : Myriam Marino


Dal Blog Sollevazione :
RispondiElimina" Vi proponiamo la lettura del Capitolo 3.83 dal significativo titolo «Il Grande satana, il suo culto e gli ebrei».
«Nella mia esperienza, chi disapprova il diritto di Israele ad esistere o è antisemita o è vittima di giudizi molto poveri. Le persone di buon senso dovrebbero sostenere il sionismo (il nazionalismo israeliano) che è il diritto di Israele all'auto-difesa contro la Jihad.
Ogni volta che qualcuno chiede se sono un nazional-socialista mi sento profondamente offeso. Se c'è una figura storica passata di capo germanico che odio è proprio Adolf Hitler. Se potessi viaggiare in una macchina del tempo e andare a Berlino nel 1933, sarei la prima persona a tentare di ucciderlo. Perché? Nessuna persona ha mai commesso un crimine più orribile contro la sua tribù di quanto abbia fatto Hitler. A causa sua, le tribù germaniche stanno morendo e possono essere completamente spazzata via se non riusciamo a vincere in 20-70 anni. Grazie alla sua campagna folle e il conseguente genocidio dei 6 milioni di ebrei, è sorto il multiculturalismo, l'ideologia dell'odio anti-europeo ideologia dell'odio. Il multiculturalismo non sarebbe mai stato implementato in Europa, se non fosse stato per le azioni sconsiderate e imperdonabili del NSDAP. L'Europa orientale sarebbe rimasta libera, gli Stati Uniti e la Russia non sarebbero mai diventate super-potenze. I rapporti di forza sarebbero rimasti favorevoli all' Europa. E sarebbe stata una bella Europa, con delle belle politiche culturali conservatrici —molto simili a quelle che abbiamo ora in Giappone e Sud Corea. Hitler ha quasi distrutto tutto con le sue azioni sconsiderate e imperdonabili e lui sarà per sempre considerato come un traditore delle tribù nordico-germaniche.
Quindi, sono veramente basito quando vedo il culto odierno del nazional-socialismo. Se si amano veramente le nostre tribù, le tribù nordiche o qualsiasi altra tribù europea, è necessario imparare e riconoscere Hitler non come un'eroe ma come un traditore di quella germanica e di tutte le tribù europee. Hitler aveva le capacità militari necessarie per liberare Gerusalemme e le province vicine dall'occupazione islamica. Avrebbe potuto facilmente trovare un accordo con la Gran Bretagna e la Francia per liberare le antiche terre ebraico-cristiane con l'intento di dare di nuovo agli ebrei le loro terre ancestrali. Il Regno Unito e la Francia avrebbero forse contribuito in questa campagna nel tentativo di sostenere la riconciliazione europea. La deportazione degli ebrei dalla Germania non sarebbe stata popolare, invece il popolo ebraico avrebbe considerato Hitler come un eroe, perché l'avrebbe fatto tornare nella sua Terra Santa.
Ma che cosa ha fatto invece il Grande Satana [il nazismo]? Ha invaso la Polonia, la Francia la Russia e diversi altri paesi nel suo sforzo folle di dominare il mondo. (...) E quando la marea non era più favorevole ai nazisti e la campagna di Russia era fallita, essi hanno deciso di massacrare gli ebrei, condannando così ulteriormente le tribù germaniche e l'ideologia conservatrice-nazionalista all'inferno ... Sapevano perfettamente quali sarebbero state le conseguenze per la loro tribù, se avessero perso, ma sono andati avanti completando il lavoro. Dopo la seconda guerra mondiale, è stata lanciata la più grande campagna di propaganda anti-nazionalista e anti-europea che il mondo abbia mai visto. E gente come me, e altri leader di cultura conservatrice, a causa di Hitler, stanno ancora soffrendo per questa campagna di propaganda a causa.
segue ..
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Erano la maggioranza degli ebrei tedeschi o europei sleali? Sì, almeno i cosiddetti ebrei liberali, simili agli ebrei liberali di oggi, che si oppongono al nazionalismo sionista e sono per il multiculturalismo. Gli ebrei che sostengono il multiculturalismo sono una minaccia per Israele e per il sionismo (il nazionalismo israeliano) quanto lo sono per noi. Cerchiamo quindi di combattere insieme con Israele, con i nostri fratelli sionisti, contro tutti gli anti-sionisti, contro tutti i marxisti culturali/multiculturalisti.
Gli ebrei conservatori erano fedeli all'Europa e avrebbe dovuto essere premiati. Invece Hitler li ha semplicemente presi di mira, tutti ... Chiediamoci: gli ebrei attuali in Europa e negli Stati Uniti sono sleali? Lo sono quelli multiculturalisti distruttori dell'idea di nazione, non gli ebrei conservatori. Il 75% degli ebrei in Europa e negli USA sostengono multiculturalismo. Il 50% degli ebrei israeliani fanno lo stesso. Questo dimostra molto chiaramente che dobbiamo accettare gli ebrei rimasti fedeli come fratelli, piuttosto che ripetere l'errore del NSDAP.
Ogni volta che ho discusso la questione del Medio Oriente con i nazional-socialisti, essi hanno difeso la tesi anti-israeliana e pro-Palestinese. Essi ignorano il fatto che la loro propaganda danneggia i nazionalisti israeliani (che vogliono deportare i musulmani di Israele) e aiuta i marxisti israeliani multiculturalisti. In tutte e cinque le discussioni a cui ho partecipato, o hanno completamente cambiato opinione, o si sono resi conto di quello che hanno fatto. Ma non sono riuscito a discutere ulteriormente la questione poiché sono stato bandito e preso a calci dallo Stormfront e da un altro forum nazional-socialista.
In ogni caso, educa te stesso e imparare dalle differenze. Oggi conservatori che si dichiarano nazisti, in quanto ossessionati dagli ebrei, sono semplicemente ignoranti. Non c'è nessun problema ebraico in Europa Occidentale (con l'eccezione del Regno Unito e Francia), dato che ne abbiamo solo 1 milione in Europa occidentale, mentre 800 000 di questi vivono in Francia e nel Regno Unito. Gli Stati Uniti d'altra parte, con più di 6 milioni di ebrei (600% in più rispetto all'Europa) hanno sì un notevole problema ebraico. Ma per favore imparare la differenza tra un ebreo multiculturalista distruttore dell'idea di nazione e un ebreo conservatore. Non commettere lo stesso errore che fece il nazional-socialismo. Mai fare di un ebreo un bersaglio perché è un ebreo, ma piuttosto se è un traditore di categoria A o B. E non dimenticare che il grosso delle categorie A e B sono traditori europei cristiani. Il 90% della categorie di traditori A e B ce l'ho nel mio paese, la Norvegia, sono nordici, traditori cristiani di categoria A e B». "