mercoledì 12 ottobre 2011

In solidarietà con i prigionieri palestinesi - sono loro i protagonisti

Da Silvia Todeschini gli ultimi aggiornamenti da Gaza.
Al termine ribadisce il valore e significato dello sciopero della fame dei prigionieri palestinesi che nulla hanno a che vedere con l'accordo dello 'scambio di prigionieri' tra Hamas e Israele.


mercoledì 12 ottobre 2011

Diario dalla tenda numero 3


Ieri mattina è stato il momento delle donne: circa 30 di esse si sono unite allo sciopero della fame. Ogni lunedì madri sorelle e mogli dei prigionieri si trovano alla croce rossa per mantenere alta l'attenzione sui loro cari. Ieri, l'usuale sit-in era particolarmente popolato, ed in 30 hanno deciso di cominciare lo sciopero della fame. Tra queste c'è Taragi, il cui marito è in carcere da quasi 6 anni. Viene da Khuza'a, la sua casa si trova a poche centinaia di metri dal confine, ed ha allevato da sola le sue 5 figlie. Adesso una è sposata e tra qualche mese avrà un bambino, un'altra si sposerà a giugno quando il padre uscirà di galera, e le altre vanno a scuola con ottimi risultati. Racconta che, quando era ancora autorizzata ad andarlo a trovare, nel 2005, era costretta a passare attraverso numerosi ed umilianti controlli, le sue figlie dovevano spogliarsi completamente di fronte alle soldatesse “mi faceva sentir male vedere le mie figlie nude di fronte alle militari israeliane, te come ti sentiresti?”. Passato Erez dovevano attraversare altri interminabili check point, dove dovevano aspettare per ore sotto il sole, “non venivamo trattate come esseri umani”. Una volta arrivata alla prigione, dopo tutte queste traversìe, si trovava a poter vedere il marito solo attraverso un vetro, e potergli parlare solo attraverso un telefono, ovviamente controllato, la cui linea veniva tagliata a piacere dei secondini. “Mio marito veniva picchiato di fronte ai nostri occhi, di fronte agli occhi delle mie figlie. Immagina come dovevano sentirsi questa bambine!”

La cosa bella di chi sciopera è che non esplicita l'appartenenza a nessun partito politico. La maggior parte di essi sono dal Pronte Popolare, ma ci sono anche persone del Fronte Democratico, di Fatah e della Jihad Islamica; nonostante ciò nessuno porta addosso simboli de proprio partito, o sciarpe o oggetti facenti riferimento alla propria appartenenza politica. A chi non segue queste regole vengono temporaneamente sequestrate le bandiere all'ingresso e restituite all'uscita. Ieri c'è stata anche un'accesa discussione su delle magliette che qualcuno avrebbe dovuto regalarci: voleva metterci la foto di Akhmad Sa'adat, però i ragazzi si sono rifiutati chiedendo che venisse messa la foto di tutti i leader in carcere, di tutti i partiti.

Raccontavo ai ragazzi di quello che stava succedendo in Italia, ed erano contenti di sapere di non essere soli, sicuramente la solidarietà attiva è quello che ci vuole. Ecco quello che raccontavo loro: che chi è in sciopero della fame vuole fare dei banchetti per renderlo visibile (probabilmente sarà intorno al 22-23), e oltre alle manifestazioni di Roma e Milano (di cui già vi ho accennato) è previsto un presidio al campidoglio ogni lunedì a partire dal 17 con le foto di detenuti, e racconti di storie degli stessi prigionieri. Qualcuno sta considerando pure di fare banchetti davanti alle varie sedi della croce rossa in italia, con persone che portino avanti lo sciopero della fame e che facciano sensibilizzazione. Le manifestazioni in supporto dei prigionieri nei territori del '48 sono state represse con l'uso di lacrimogeni ed è uscito un appello della campagna BDS per intensificare le azioni di boicottaggio in supporto delle richieste dei prigionieri. Intanto in tantissimi hanno accolto l'appello per uno sciopero della fame di un giorno per oggi (scusate se lo scrivo in ritardo, ma lo ho saputo tardi pure io).

La sera, poi, è arrivata la notizia: Hamas è giunto ad un accordo per la liberazione di Gilad Shalid in cambio di 1000 (o più) prigionieri palestinesi. Tutti erano felici. Pensavano che anche Sa'adat sarebbe stato liberato, anche Marwan Barghouti. Quando alla radio c'era il discorso di Netanyahu che confermava il raggiungimento dell'accordo, sembravano soddisfatti. D'altronde, chi non sarebbe contento della liberazione di 1000 prigionieri? Dai minareti i muezzin esultavano, c'erano petardi, gente che sparava in aria...mentre qualche amica qui di Gaza, testarda, scriveva su twitter “ma noi stiamo ancora pensando a tutti quelli che stanno in carcere, che non sono ancora liberi, vero?” e poi: “non festeggerò fino a che non saranno liberi tutti.”

Vorrei concludere con una precisazione: lo scambio da parte del governo di Hamas del prigioniero di guerra Gilad Shalid (sequestrato nel 2006 tramite un'operazione congiunta di diversi bracci armati) in cambio di 1000 o più prigionieri non ha nulla a che vedere con lo sciopero portato avanti dai detenuti all'interno delle carceri per il miglioramento delle loro condizioni di vita. I nomi di chi verrà liberato sono ancora avvolti nel mistero, all'inizio si pensava ci fossero anche Barghouti e Sa'adat, mentre ora sembra di no. Qui non mi dilungherò oltre su questo argomento perchè, come mostrato più volte, in questo blog mi concentro sulle lotte della gente, quelle “dal basso” qualunque cosa voglia dire, piuttosto che sugli accordi di qualche partito con i sionisti. (sui quali potete farvi la vostra idea da soli)


Seguono aggiornamenti nei commenti e al suo blog :
Libera Palestina

1 commenti:

  1. mercoledì 12 ottobre 2011
    Questo ve lo mando come urgente, perchè sono successe cose che bisogna raccontare in fretta. Tre persone, tra chi fa lo sciopero della fame qui a Gaza in solidarietà con i prigionieri, in questo momento si trovano in ospedale.

    Appena sono arrivata alla tenda questa mattina, c'era Majed el Ajar che dormiva (già vi ho parlato di lui, è quello che, felicissimo per avere il supporto di suo padre, gli ha baciato la mano e portata alla fronte in segno di rispetto). Strano dormisse di mattina, do solito è sempre molto attivo! Ho pensato che potesse stare male, ma non mi sono preoccupata perchè era comunque circondato da tante persone che si prendevano cura di lui. Sono entrata nell'atrio della croce rossa, luogo più protetto dove ci sono più donne, ed ho visto alcuni compagni che portavano al riparo Nidal Abujazer. Già vi ho raccontato di lui, suo fratello è in carcere e lui si prende cura della nipote la cui madre è morta, ricordate? L'hanno steso su una panca, hanno cominciato a massaggiargli il torace. Gli hanno buttato acqua fresca sulla faccia. Lui piangeva, a tratti, e a tratti aveva uno sguardo vuoto. In molti gli si sono fatti attorno, portando acqua e cercando di fare il possibile. Ci ho messo parecchio prima di capire perchè stesse piangendo, a cosa fosse dovuto lo shock. Lo shock era dovuto al fatto che negli accordi tra Hamas ed i sionisti non è più prevista la liberazione del loro leader, Akhmad Sa'adat. Me lo ha spiegato Maher, mentre due lacrime gli solcavano le guance. In pratica, la delusione per il fatto che sia stato usato Shalit, l'unica merce di scambio disponibile, per un accordo che non prevedeva la liberazione ne' di Sa'adat ne' di Barghouti ha causato lo shock. Dopo poco è entrato anche Majed, anche lui stava piangendo, la testa dondolava a destra e sinistra. Si è seduto e ha preso in grembo la testa di Nidal, e, mentre qualcuno cercava di massaggiare il petto di Nidal, qualcun altro massaggiava il petto di Majed. Li hanno portati entrami all'ospedale Shifa. Mi hanno spiegato che Majed si era sentito male anche durante la notte...poche ore prima mi stava insegnando arabo!
    Sono uscita. Ghassan stava disteso. Anche Ghassan, come Majed, è di solito molto attivo. Però sono entrambi magrissimi, e di sicuro perdere peso non è la cosa più salutare per loro. Hanno entrambi vent'anni. All'inizio non sembrava Ghassan stesse troppo male, poi ha cominciato a dare chiari segni che era solo parzialmente cosciente. Allora lo hanno bagnato con no straccio umido, gli hanno dato da bere con il tappo della bottiglia, poi finalmente è arrivata l'ambulanza ed hanno portato anche lui all'al-awda. Poco dopo, hanno portato allo stesso ospedale anche Ramz El Halaby, entrambi sono sotto flebo.
    È appena arrivata un'amica che mi ha chiesto: allora, sei contenta? Avete vinto! (faceva riferimento agli accordi tra hamas ed i sionisti) Io le ho risposto: no non abbiamo vinto. Non sono contenta, sono triste ed arrabbiata. Ci sono i miei amici in ospedale.
    Fine dell'isolamento e di tutte le forme di punizione collettiva, medicine per i carcerati e diritto alle famiglie di visitare i propri prigionieri. Diritto ad un'istruzione in carcere, diritto ad avere libri e giornali. Niente mani legate durante gli sporadici colloqui. Per tutti i prigionieri. Tutti. Per favore, fate tutto quello che in vostro potere perchè le richieste dei prigionieri (che sono davvero il minimo possibile) vengano supportate...
    Aggiornamento h.13.30: ho appena sentito Maher dall’ospedale che mi ha rassicurata, le condizioni degli amici palestinesi ricoverati stanno migliorando. ( silvia todeschini)

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